On The Web Side

Lo stato dell’unione – Avvocati nella rete

La nuova frontiera dell’influencer marketing sono gli influencer Al ovverosia i personaggi creati dall’intelligenza artificiale dove oggettivamente distinguere tra “digitale” – ed “organico” non è poi così semplice.

La community come infrastruttura della professione

Se Catalano rappresenta il punto di vista dell’associazionismo tradizionale che usa il digitale come amplificatore, Alberta Antonucci racconta invece una dimensione più radicale della trasformazione.

Avvocata esperta di diritto del web e founder dello studio On The Web Side, Antonucci è tra le professioniste italiane che hanno costruito molto presto una presenza digitale forte e riconoscibile.

Il suo profilo Instagram, seguito da oltre 46 mila utenti, alterna contenuti divulgativi su AI, diritto di Internet, tutela dei contenuti online e problematiche legate ai social network.

La sua esperienza racconta qualcosa di nuovo: la rete non come semplice strumento di comunicazione, ma come ambiente professionale vero e proprio.

«I social mi hanno dato un accesso diverso a relazioni professionali trasversali e internazionali che difficilmente avrei costruito in circuiti più tradizionali e rigidi», spiega a MAG. «Questa rete mi ha permesso di ritagliare una nicchia che riconosce la mia expertise».

Nel suo caso, il digitale ha modificato concretamente il modo di lavorare e di approcciarsi a temi come networking, acquisizione clienti, recruiting, collaborazione tra colleghi e costruzione della reputazione professionale.

Uno degli esempi più interessanti riguarda proprio la selezione delle nuove leve: «Quando ho iniziato a lavorare, per cercare un praticante bisognava affidarsi a un librone cartaceo. Oggi, invece, i miei collaboratori sono arrivati tutti attraverso candidature via Instagram».


Oltre il personal branding

Il rischio, naturalmente, è che tutto si riduca a una gigantesca operazione di autorappresentazione.

Lo stesso Catalano mette in guardia da una deriva “vetrina”, fatta di annunci, visibilità e posizionamento personale senza un reale confronto sui contenuti. Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo.

Secondo Antonucci, infatti, le community digitali non sono soltanto spazi di personal branding: esistono diverse reti professionali, soprattutto tra colleghi della stessa generazione, che utilizzano le piattaforme online per collaborare, confrontarsi e condividere problemi comuni.

«In queste reti – racconta – ci si può esprimere sulla propria attività, descrivere problematiche concrete e confrontarsi più facilmente, creando un vero senso di community».

I social, osserva l’avvocata, incentivano inevitabilmente la costruzione di un’identità pubblica, ma allo stesso tempo permettono la nascita di reti professionali molto più orizzontali rispetto ai modelli tradizionali dell’avvocatura.

E anche il tono cambia. «C’è pure un lato divertente, c’è più informalità, immediatezza e leggerezza comunicativa», racconta Antonucci, parlando dei contenuti realizzati online insieme ad altri professionisti del settore.


Le nuove associazioni native digitali


La trasformazione non riguarda soltanto i singoli professionisti. Sta cambiando anche il modo in cui nascono e funzionano le associazioni. Le realtà più giovani, soprattutto quelle nate negli ultimi anni, utilizzano infatti il digitale non come semplice supporto organizzativo, ma come architettura stessa della community.

È il caso della GCA (General Counsel Association), fondata nel 2023 da Francesco Wembagher e costruita fin dall’inizio attorno a una logica di networking continuo e relazioni digitali. Incontri online, momenti informali di confronto e “caffè virtuali” diventano così strumenti ordinari di relazione professionale. Un modello più fluido e meno gerarchico rispetto all’associazionismo tradizionale.

«L’obiettivo di comunità come la GCA – racconta Wembagher a MAG – è quello di creare relazioni umane tra i soci. Se questa è la finalità, tutto ciò che permette alle persone di conoscersi meglio va bene e, dunque, piattaforme o anche semplici app di messaggistica istantanea sono utili, abbinate agli eventi fisici, così da avere un mix di strumenti che intensificano e velocizzano la conoscenza e la fiducia reciproca».

La community, in questo caso, non si attiva solo durante gli eventi, ma resta continuamente connessa attraverso le piattaforme online. Ed è proprio questa continuità a rappresentare la vera novità rispetto ai modelli associativi più tradizionali.

È un modello diverso da quello degli organismi storici, come AIGI o gli Ordini professionali. Più fluido, più rapido, più orizzontale. E, soprattutto, pensato per una generazione di professionisti abituata a vivere la relazione professionale in modo permanente e non episodico.

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