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Le nuove frontiere dell’identità digitale

Tutte le fasi impasto, gramolatura, estrusione attraverso trafile al bronzo e lenta essiccazione in celle statiche sono attentamente seguite dagli addetti alla produzione

Tutte le fasi impasto, gramolatura, estrusione attraverso trafile al bronzo e lenta essiccazione in celle statiche sono attentamente seguite dagli addetti alla produzione, che verificano la correttezza dei procedimenti facendo continue analisi e test sulla produzione a garanzia di un prodotto di qualità superiore.I nuovi contratti regolamentano concetti come avatar, licenze d’immagine e intelligenza artificiale. Ecco come funzionano e quali sono i nodi ancora da sciogliere.

 

di Alberta Antonucci*

 

L’identità digitale è un tema centrale nella società moderna, specialmente nel momento in cui si intreccia con la proprietà intellettuale e la rappresentazione virtuale di individui reali. Nell’evoluzione del diritto e delle nuove frontiere che quest’ultimo può raggiungere, oggi si iniziano a cristallizzare avanguardistici accordi tra alcune società tecnologiche e celebrity di fama internazionale. Questi contratti regolamentano concetti come avatar digitali, licenze d’immagine e intelligenza artificiale (IA), mostrando come l’identità digitale possa evolversi in un contesto commerciale, tecnologico ed in particolare nel mondo giuridico. L’identità digitale rappresenta l’insieme di dati e informazioni che delineano e caratterizzano un soggetto in contesti online o virtuali. Nei contratti suddetti, le società tecnologiche chiedono di essere autorizzate a creare e sfruttare un avatar digitale 3D altamente realistico basato sull’immagine della celebrità stessa.

Infatti, grazie a tecniche avanzate come la fotogrammetria e le reti neurali artificiali, l’avatar è in grado di riprodurre non solo l’aspetto fisico, ma anche la voce, i comportamenti e i manierismi della persona rappresentata, con l’obiettivo di creare nelle piattaforme tecnologiche un’esperienza di interazione con una figura virtuale che risulta “viva e reale” agli occhi degli utenti. Per avere un’idea della perfezione degli avatar, basti pensare come contrattualmente venga richiesto alle celebrity non solo una firma per siglare gli accordi, ma anche una scansione 3D della testa e del corpo, set completi di fotografie da più angolazioni per garantire che la struttura del viso sia catturata con precisione e quindi prospettive a 360 gradi della testa stessa per una visione completa, scatti ravvicinati per i dettagli chiave del volto (occhi, naso, bocca, orecchie), scatti dall’alto e dal basso per un’accurata scultura 3D, ovverosia esposizioni neutre del volto con espressioni naturali e pose che catturino stati emotivi comuni.

Inoltre dovendo essere simulata anche la voce, sono richiesti campioni vocali codificati a un bitrate, sufficientemente vari per includere toni colloquiali e stati d’animo diversi, come risate e toni premurosi o contemplativi. Queste nuove concessioni, di cui conosciamo già un caso realmente accaduto di una celebrity russa e di una italiana, evidenziano immediatamente il sottile equilibrio tra sfruttamento commerciale e protezione dell’identità delle stesse. Come descritto, le società ottengono una licenza esclusiva per sviluppare esperienze digitali immersive con l’avatar, affinché possano interagire con gli utenti tramite chat interattive in tempo reale. Tuttavia, tale utilizzo inevitabilmente solleva questioni legate all’integrità e alla tutela dei diritti d’immagine, poiché la celebrità deve e dovrebbe mantenere il controllo della propria identità anche in un contesto digitale.

È doveroso precisare come in questi accordi pionieristici si debba stabilire con chiarezza che la proprietà dell’immagine della celebrità resta in capo al licenziante, mentre la Società riceve una licenza per l’uso di tali diritti all’interno del progetto digitale, e la gestione ed il controllo della proprietà intellettuale (IP) rimangono saldamente nelle mani del licenziante. Ciò è essenziale per evitare usi impropri o non autorizzati dell’immagine, che potrebbero compromettere la reputazione della celebrità. Occorre quindi considerare come la tutela della proprietà intellettuale si estenda anche alla creazione di opere derivate dall’avatar, come adattamenti o personalizzazioni dell’immagine digitale. È possibile che possa essere prevista la possibilità di stipulare sublicenze, ma solo sotto rigidi controlli, per garantire che l’immagine della celebrità sia utilizzata sempre in modo conforme e protetto. Fatte le doverose premesse, uno degli aspetti più rilevanti di codesti accordi è l’endorsement digitale, ovverosia la promozione di prodotti o servizi attraverso la rappresentazione virtuale della celebrità.

I contratti prevedono che le talent, tramite il proprio avatar, promuovano attivamente progetti o prodotti su social media e durante eventi di live streaming, ampliando così la propria presenza oltre i confini del mondo fisico. Questo scenario sembrerebbe aprire nuove opportunità di guadagno per la celebrità, che può ricevere royalties legate al successo dell’avatar negli eventuali servizi in abbonamento o nelle vendite. Ma, quanto fin d’ora descritto, ripercorre mutatis mutandi quello che accade quotidianamente sulle piattaforme social. La vera novità sul concetto di identità digitale è che si estende a più ambienti: l’avatar può essere utilizzato su diverse piattaforme multimediali e può essere personalizzato per rispecchiare le preferenze estetiche degli utenti, come trucco o abbigliamento digitale. Questo tipo di adattamento crea un legame più forte tra l’avatar e il pubblico, che può così interagire con una rappresentazione unica e “possedere” in parte l’immagine della celebrità. Da qui emergono inevitabilmente questioni etiche legate alla gestione dell’identità digitale.

I contratti affrontano queste problematiche mediante clausole che limitano l’uso e la manipolazione dell’avatar in contesti specifici, al fine di proteggere l’integrità dell’identità digitale della celebrità. Tuttavia, ulteriori questioni etiche più profonde restano aperte: il controllo dell’identità digitale post-mortem, la possibile autonomia dell’avatar e la responsabilità delle sue azioni sono aspetti che richiedono regolamentazioni future per evitare abusi. Ci si chiede, ad esempio, cosa accadrebbe se l’avatar continuasse a “vivere” anche dopo la morte della celebrità e come si potrebbe garantire che il comportamento dell’avatar rispecchi sempre i valori della persona reale. Questo fenomeno rende l’identità digitale una sorta di “eredità virtuale” che può sopravvivere
al decesso della persona rappresentata. E chi ha il diritto di decidere come e se l’avatar debba continuare a interagire con il pubblico? Attualmente, le normative sulla privacy e sulla proprietà intellettuale affrontano il tema della gestione post-mortem di alcune informazioni personali, ma non esistono regolamentazioni specifiche per la gestione degli avatar digitali di persone defunte. Alcuni contratti cercano di prevenire abusi prevedendo clausole che limitano l’uso dell’avatar in contesti specifici e sottopongono a controllo la possibilità di proseguire la sua esistenza digitale.

Tuttavia, la questione resta aperta: per alcuni, il diritto a continuare l’esistenza virtuale potrebbe rappresentare un’opportunità, mentre per altri potrebbe sembrare un’intrusione nella memoria della persona. I contratti per la gestione dell’identità digitale e l’utilizzo commerciale degli avatar digitali dimostrano come l’identità stessa si stia evolvendo in forme sempre più complesse. Questi accordi mettono in evidenza l’importanza di bilanciare l’innovazione tecnologica con la protezione dei diritti personali e lo sfruttamento commerciale, ponendo nuove sfide etiche e legali. In un contesto sempre più digitale, proteggere l’identità significa non solo preservare l’immagine fisica, ma anche governare e tutelare le rappresentazioni virtuali e digitali che ne derivano. Quanto descritto rappresenta un primo passo verso un futuro in cui l’identità digitale, se correttamente gestita, può offrire nuove opportunità commerciali e di interazione, pur mantenendo sempre al centro l’integrità, il rispetto della persona e l’eredità che ne potrà derivare.

*Avvocata dello studio On the web side

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