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Mark Up: Facebook Marketplace viola la libera concorrenza

Altri problemi con i dati in casa Facebook, questa volta sulla libera concorrenza nei confronti delle aziende inserzioniste della piattaforma integrata Facebook Marketplace.

La Commissione europea ha notificato il parere preliminare: Facebook avrebbe violato le norme antitrust di Bruxelles. Il parere dell’Avvocata Antonucci


Altri problemi con i dati in casa Facebook, questa volta sulla libera concorrenza nei confronti delle aziende inserzioniste della piattaforma integrata Facebook Marketplace. La Commissione europea, infatti, ha informato Meta rispetto al suo parere preliminare secondo il quale il social network avrebbe violato le norme antitrust di Bruxelles distorcendo la libera concorrenza nei mercati pubblicitari online. “La notizia è arrivata adesso, ma è bene ricordare che il procedimento è stato avviato ben 18 mesi fa -spiega l’Avvocata Alberta Antonucci, dello studio OnTheWebSide-. La Commissione europea si rifà all’art. 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea che vieta l’abuso di posizione dominante”.

Facebook Marketplace

Dal 2007 circa Facebook, oggi parte della società Meta, ha implementato la piattaforma con Facebook Marketplace che permette a utenti e aziende di vendere prodotti sul social network. Questo, naturalmente, ha sempre implicato la questione dati: più le funzionalità aumentano per gli utenti, più Facebook ha a disposizione un paniere di dati sempre più ampio che non si limitano ai contenuti pubblicati, ma spaziano verso i gusti e le scelte d’acquisto.
Il ruolo, quindi, di Facebook come marketplace è molto diverso rispetto a quello dei cugini lontani Ebay o Amazon, che pure fanno presente il proprio disappunto non avendo a disposizione gli strumenti potenti di Facebook per accumulare dati sui consumatori.

La prima notifica arriva dal Regno Unito

“L’Unione europea è in ritardo e sicuramente si poteva pensare prima al problema della posizione dominante -continua l’Avvocata-. Le istituzioni hanno lasciato di fatto per anni il campo libero agli algoritmi dei social e ora stanno cercando in qualche modo di sopperire con indagini tardive che arrivano quando il danno è già stato fatto”. In realtà, già il Regno Unito aveva sollevato la problematica e lo ha ricordato Facebook stessa che in una nota comunica che collaborerà sia con l’Ue, sia con lo Uk, sollevando un velo di polemiche sul fatto che l’ex membro europeo è un passo avanti a noi. La spinta a procedere per l’Europa potrebbe essere quindi un mix tra il Regno Unito e le pressioni delle aziende inserzioniste ormai insofferenti perché costrette a cedere alle condizioni di Meta per vendere i propri prodotti da eCommerce.

I vantaggi di Facebook

La Commissione teme che i concorrenti della piattaforma possano essere ostacolati in quanto Facebook Marketplace avrebbe un vantaggio di distribuzione che i concorrenti non possono eguagliare. Inoltre, il problema riguarderebbe anche l’imposizione di condizioni commerciali sleali sui servizi di annunci online concorrenti che fanno pubblicità su Facebook (ma anche Instagram). “In questo frangente il meccanismo vizioso riguarda il momento in cui l’azienda compra la pubblicità -afferma Alberta Antonucci-: l’inserzionista permette automaticamente a Facebook di guardare tutte le sue adv, monitorare i gusti, gli orientamenti dei consumatori. Meta sa quanto tempo il consumatore staziona sui vari annunci e cosa cerca”.Meta potrebbe rischiare una sanzione fino al 10% del fatturato mondiale annuo.

La Data Protection Commission irlandese

La Data Protection Commission irlandese annuncia due sanzioni a Meta Platforms Ireland Limited per un totale di 390 milioni di euro. Nello specifico le violazioni del Gdpr hanno causato 180 milioni di euro di sanzioni per Instagram e 210 milioni di euro per Facebook.

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